Condividi

  • Dove posso trovare un Maestro?
  • Qualcuno di cui possa fidarmi…
  • E come riconosco che effettivamente lo sia?

Queste sono le tipiche domande che vengono poste.

È paradossale, ma cerchiamo di parlarne. Esistono anche vario tipi di risposte, date dalle persone secondo il proprio giudizio. (Nell’articolo precedente parlo anche del giudizio Clicca qui se non l’hai letto). Ad esempio vi sono risposte del tipo: se non chiede soldi puoi fidarti, lo riconosci dalla sua stessa vita e dall’esempio che raffigura, un equilibrio fra ciò che dice e ciò che realmente è, conducibile ad una forma di saggezza. Altre tipi di risposte, sei tu il maestro della tua vita, altre consigliano guide spirituali, e altri ancora che sono felici di avere maestri spirituali che pagano con tanto di ricevuta fiscale.

Ora, cerchiamo di rescindere dai giudizi personali, questo post non è adatto per coloro che ancora pensano secondo i propri credo, agendo così soltanto di giudizio per istinto, senza nemmeno l’opportunità di potersi osservare quando ciò che dice è puramente un giudizio personale derivato da fonti ed esperienze altrui. Posizioniamoci, in questo istante, in una dimensione psicologica più alta di quella mediocre, alla quale ci ritroviamo ora. Cerchiamo di riflettere un attimo su chi possa realmente raffigurare l’immagine di un maestro e da dove lo si potrebbe riconoscere.

Possiamo dire, prima di tutte le varie spiegazioni, che ci sono vari categorie di maestri. Andando a scuola di nostro figlio possiamo incontrare il maestro di matematica, geografia oppure quello di storia. Finita la scuola accompagniamo lo stesso figlio in palestra e incontriamo qui il maestro di arti marziali. Taluni come vengono definiti maestri, secondo quale criterio?

Adoperando la logica, razionalmente, percepiamo il maestro come qualcuno che sa qualcosa e può insegnarla a tante altre persone che non sanno. Vi sono poi maestri con più esperienza sociale e maestri che sono ritenuti più intellettuali, nota derivante dai voti ottenuti nei loro studi di lauree. Per quelli di arti marziali cambia la leggenda, ma vi è pur sempre un discernimento da compiere. Lasciando stare che anche in ciò vi sono maestri che sono saggi, e quindi che fanno il loro lavoro con passione e professionalità, ed altri che si sono comprati il titolo per poter produrre un reddito e tirare a campare. Questa categoria, se si è svegli, si possono notare già in lontananza. Fin qui abbiamo capito che il termine stesso Maestro può essere usato in vari modi e diverse circostanze, ma che tutto lo determina il contenuto dell’individuo stesso (Maestro). Qualcuno che sa qualcosa di interessante per me, e che può insegnarmela per poter IO realizzare quel determinato obbiettivo e desiderio.

Spesso, non per caso, lo troviamo noi senza che lui ci venga a cercare.

Ora è il momento di riflettere più approfonditamente sul perché cerchiamo una guida, e poi sul come volgiamo fidarci prima di tutto. Quando cerchiamo il maestro, l’illuminato, il guru, la guida spirituale, significa che ho iniziato a percepire nella mia vita qualcosa di nuovo, che devo ancora scoprire. Quel qualcosa ho capito che non è in ciò che posso possedere materialmente, così nasce un nuovo desiderio. Tale desiderio non è differente dal voler acquistare un auto nuova, l’intrinseco processo non cambia. In merito ho scritto libri interi per riflettere sui nostri desideri. Quando dobbiamo comprare la macchina nuova, cosa facciamo? Prima la vediamo per strada o in televisione, così diamo vita al processo del desiderio, ci immaginiamo alla guida, e poi ci accingiamo presso una concessionaria per comprarla (fermo restando che possiamo permettercela, altrimenti nascono altri tipi di sentimenti che non spieghiamo qui adesso). Così è anche con il maestro spirituale.

Desideriamo la felicità seppur non la comprendiamo, però percepiamo qualcosa che va oltre la nostra possibile consapevolezza e volgiamo che qualcuno possa dirci qualcosa in merito. Osserviamo il maestro, lo studiamo per vedere che vita conduce e dove vive, dopo di che se qualcosa in noi vibra, ovvero risuona, diventiamo adepti e ne facciamo una nuova dipendenza. Ci affidiamo nuovamente a qualcosa all’esterno che deve egli guidarci. Registreremo le sue parole, leggeremo tutti i suoi libri, parteciperemo ai suoi incontri. Come la macchina ci guiderà nelle nostre mete di divertimento o a lavoro, la guida spirituale avrà il compito di condurci a quella felicità percepita e mai esplorata. Nessuno mai potrà dirci: ti presento il maestro illuminato, è lui… Te lo consiglio, è l’unico che può condurti alla felicità. Tutto ciò, se accadrà – c’è dell’altro, ha di per sé altri scopi di altre nature.

Pensiamo ad un animaletto qualsiasi, lo possiamo osservare per un giorno intero, e vedremmo come quel animaletto si procura da vivere senza mai chiederci e chiedersi niente. Condurrà la propria vita in modo autonomo e senza soffrire il peso della famiglia, la responsabilità di guadagnarsi da vivere, egli farà tutto in modo naturale, si affida alla sua natura. 

Quindi può questo animaletto essere nostro maestro?

Se ti viene da ridere, ti consiglio di non farlo.

Quell’animaletto piccolo e insignificante ci sta insegnando che la vita può essere semplice e naturale come vorrebbe la vita stessa. Senza mai doversi arrabbiare, odiare, nutrire conflitti interiori per tutto ciò che viviamo o che non abbiamo.

Proviamo a risponderci…Se un maestro è colui che fa da esempio, è l’animaletto, se lo osservo con attenzione, mi insegnerà a vivere senza dover nutrire tutti quei sentimenti, può essere chiamato a questo punto maestro?

Razionalmente dobbiamo dire SI.

In tutto questo il ruolo del denaro dove consiste? L’animaletto mi ha testimoniato di essere un maestro, ma non ha compiuto nessun movimento che possa ricondurre al denaro. Egli senza volerlo e per istinto, mi ha dimostrato di essere tale. Non me l’ha detto e non sa che io lo stavo osservando per comprendere se fosse possibile potermi insegnare qualcosa.

Non voleva insegnarmi nulla, l’animaletto ha condotto la propria vita semplicemente per natura – senza ne pensare ne pretendere niente dall’osservatore.

Un abbraccio…Antonio Giardino

Condividi